Monologo teatrale di Stefano Bonato
Regia di Stefano Bonato
Progetto grafico e collage di Elena Dolif
Durata: 80 minuti
Teen Boy – Ritratto Folk è un viaggio nell'adolescenza: un'età fragile, luminosa, contraddittoria.
Al centro c’è Nik, un ragazzo sospeso tra sogni e paure, in bilico tra il desiderio di scappare e quello di capire chi è davvero.
Tre storie si intrecciano come corde di una stessa chitarra:
Il viaggio della sonda Nibiru, sospesa nello spazio, simbolo della tensione verso l’ignoto.
La storia della Martin D-28, ferita e rinata, metafora della singolarità e delle cicatrici che ci rendono unici.
Il percorso on the road di Nik, un cammino reale e interiore attraverso incontri, rivelazioni e nuove consapevolezze.
La narrazione attraversa tempo, spazio e memoria:
la chitarra diventa un talismano, i libri orizzonti di viaggio, l’universo un paesaggio emotivo.
L’adolescenza è vista come una zona di frontiera, un luogo dove le ferite diventano possibilità, e dove i traumi — come buchi neri — non inghiottono tutto, ma generano luce.
Sul palco, il racconto prende forma tra musica folk, proiezioni visive e un intreccio poetico che unisce scienza, letteratura, nostalgia e rinascita.
Trama
Teen Boy – Ritratto Folk racconta il viaggio di Nik, un adolescente che cresce tra libri, vecchie chitarre, mappe geografiche e sogni di libertà. Mentre il suo sguardo segue il lungo viaggio della sonda spaziale Nibiru verso i confini del Sistema Solare, anche lui intraprende un personale percorso di formazione fatto di incontri, partenze, musica e scoperte.
La narrazione intreccia tre storie che si rincorrono continuamente: il viaggio on the road di Nik attraverso l'Europa, la straordinaria vicenda della leggendaria Martin D-28 appartenuta a Clarence White e Tony Rice, e la silenziosa traversata della sonda Nibiru nello spazio profondo. Tre percorsi apparentemente lontani che finiscono per riflettersi l'uno nell'altro, componendo un unico racconto sulla ricerca della propria identità.
Tra fingerpicking, folk americano, astronomia e ricordi d'infanzia, Teen Boy – Ritratto Folk è un viaggio poetico in cui ogni incontro diventa una "spinta gravitazionale" capace di cambiare il destino. Un racconto che celebra la fragilità, il coraggio di partire e la forza delle ferite, ricordandoci che, proprio come una chitarra costruita attorno a una buca, anche noi diventiamo ciò che siamo attraverso le nostre mancanze.
Le proiezioni: il linguaggio del collage
Le proiezioni che accompagnano Teen Boy – Ritratto Folk, realizzate da Elena Dolif, non hanno una funzione illustrativa. Non mostrano ciò che il pubblico sta già ascoltando, ma costruiscono un secondo livello di narrazione, fatto di simboli, frammenti e suggestioni.
Ogni immagine nasce dalla tecnica del collage: fotografie, carte e materiali diversi vengono strappati, ricomposti e trasformati in nuovi paesaggi interiori. Lo strappo diventa così il gesto originario dell'opera. Una ferita apparente che, invece di distruggere, rende possibile una nuova forma.
In fondo, è ciò che accade anche alla vita di Nik. Crescere significa attraversare separazioni, perdite, cambi di direzione, entusiasmi e cadute. Nessuna esistenza procede per linee perfette: siamo tutti fatti di frammenti, di ricordi che si sovrappongono, di incontri che ci modificano e di strade che si interrompono per aprirne altre.
Il collage diventa allora una metafora dell'identità umana: non l'arte di nascondere gli strappi, ma quella di renderli parte della bellezza finale. Ogni lacerazione conserva la memoria di ciò che è stato e, allo stesso tempo, permette la nascita di un'immagine nuova.
In questo senso, le proiezioni dialogano profondamente con uno dei temi centrali dello spettacolo: come la leggendaria Martin D-28 trova la propria voce proprio attraverso la ferita che ne ha modificato la buca, così anche noi costruiamo la nostra unicità attorno alle mancanze, alle cicatrici e alle trasformazioni che la vita ci consegna.
Ogni collage è quindi un piccolo paesaggio dell'anima: un invito a guardare gli strappi non come la fine di qualcosa, ma come il luogo da cui può nascere una nuova possibilità di senso.
Elementi distintivi
Musica dal vivo
Un chitarrista e un mandolinista intrecciano il racconto con un dialogo musicale che amplifica emozioni, tensioni e rivelazioni.
25 proiezioni visive (collage)
Realizzate con tecnica ispirata al kintsugi, rappresentano metafore di frammentazione e ricostruzione, diventando parte attiva della drammaturgia.
Tema delle cicatrici
Le ferite — fisiche, emotive, simboliche — diventano segni di unicità e trasformazione.
La buca rastremata della Martin D-28 diventa il simbolo della singolarità, come un buco nero che custodisce un mistero.
Narrazione ad alta intensità emotiva
Lo spettacolo invita il pubblico a riconoscere i propri traumi, le proprie rinascite e le vie interiori che ciascuno percorre.
Risonanza universale
L’adolescenza come viaggio iniziatico: fragile, potente, confuso e profondamente umano.
In Scena
Margherita Piccin
Attrice
Musicisti
Stefano Bonato
Chitarre – Cori
Stefano Santangelo
Mandolino – Armonica – Voce