Monologo teatrale di Stefano Bonato
Regia di Stefano Bonato e Claudio Tomaello
Durata: 90 minuti
La Casa di Augusta intreccia passato e presente, esplorando i temi del coraggio, della fragilità e dell’identità. La protagonista, Augusta, è una giovane italo-francese che torna nella casa della nonna in Veneto, un luogo intriso di ricordi e legami familiari. Qui, Augusta deve trovare il coraggio di affrontare il proprio destino: il suo cuore è malato, e solo un trapianto potrà salvarla.
Nella casa della nonna, Augusta si confronta con la memoria e le radici della sua famiglia. La storia di Santa Augusta vive dentro di lei, grazie ai tanti racconti che la nonna le narrava da bambina. La leggenda della santa, martire cristiana del V secolo, si intreccia con la realtà contemporanea della protagonista, mostrando parallelismi profondi: proprio come Santa Augusta, anche lei deve affrontare il dolore e le sfide del proprio cuore, rimanendo fedele a se stessa.
Al centro dello spettacolo emerge la figura di Re Matrucco, padre di Santa Augusta, simbolo di rigidità e chiusura. Le mura che il re fece costruire per proteggere il suo regno sono la metafora perfetta dell’opposizione all’accoglienza: una barriera che non protegge, ma che finisce per soffocare e impedire la vita. Anche Augusta deve combattere contro un altro tipo di rigetto: quello del suo corpo nei confronti del cuore di uno sconosciuto, un simbolo dell’apertura necessaria per accogliere ciò che è diverso e costruire un futuro nuovo.
Accanto a lei ci sono altre storie che arricchiscono la narrazione:
Bill, un reporter inglese segnato dal dolore per la perdita del padre, che incontra Augusta e condivide con lei le proprie fragilità.
Rina, la nonna di Augusta, un faro di amore e radicamento che la guida nella riscoperta della propria forza.
Ye, una giovane donna eritrea che ha attraversato l’Africa e il Mediterraneo in cerca di una nuova vita, la cui testimonianza – narrata da una voce fuori campo – arricchisce la storia con un forte messaggio di resilienza e speranza.
"Nell’anno 410 d.C. nacque Augusta, figlia di Re Matrucco, capitano dei Visigoti insediato a Serravalle. La ragazza si convertì presto al cristianesimo e questo le costò il martirio che il padre le riservò."
Profilo culturale e artistico
La Casa di Augusta è un’opera teatrale che unisce la profondità della narrazione storica con l’urgenza delle tematiche contemporanee. Attraverso un intreccio di storie, lo spettacolo esplora la complessità dell’animo umano, offrendo una riflessione sulla capacità di trasformare le barriere in ponti e la chiusura in accoglienza.
Il cuore pulsante dello spettacolo è il parallelismo tra le difese immunitarie del corpo umano e le mura erette da Re Matrucco, padre di Santa Augusta. Entrambi simboleggiano una chiusura che, se portata all’estremo, soffoca la vita e impedisce l’accoglienza. Questo confronto invita lo spettatore a riflettere su come le nostre difese – fisiche, culturali o emotive – possano diventare un ostacolo al cambiamento e alla rinascita.
Dal punto di vista culturale, lo spettacolo recupera una figura storica poco conosciuta, Santa Augusta, riportando alla luce una leggenda medievale con profonde risonanze moderne. La vicenda della martire cristiana, intrecciata alla vita di una giovane donna contemporanea, diventa un simbolo universale di autenticità e fedeltà ai propri valori.
Parallelamente, l’inserimento della storia di Ye, narrata dalla voce fuori campo, porta sul palco un tema di drammatica attualità: il fenomeno delle migrazioni, vissuto attraverso gli occhi di una giovane donna che attraversa dolore e speranza in cerca di una nuova vita. Questo aggiunge alla narrazione un livello di riflessione sociale, rendendo lo spettacolo rilevante e necessario nel contesto odierno.
Dal punto di vista artistico, La Casa di Augusta si distingue per la sua essenzialità scenica e simbolica. La scelta di pochi oggetti evocativi – come i foulard – e della musica dal vivo crea un’atmosfera intima e coinvolgente, dove ogni elemento scenico contribuisce a potenziare il messaggio emotivo e narrativo. La chitarra di Stefano Bonato non è solo accompagnamento musicale, ma una voce narrante aggiuntiva, capace di amplificare le emozioni e di collegare il pubblico alle vicende dei personaggi.
Infine, lo spettacolo offre una celebrazione della fragilità umana, intesa non come limite ma come forza. Attraverso i suoi protagonisti, La Casa di Augusta invita a guardare oltre le paure e i pregiudizi, abbracciando la complessità e la bellezza dell’incontro con l’altro. Questo lo rende non solo un’esperienza teatrale, ma anche una riflessione collettiva sul valore dell’umanità e sull’importanza dell’apertura al cambiamento.
Elementi distintivi
· Teatro di narrazione puro
Un attore in scena, pochi oggetti essenziali, e una storia potente che guida lo spettatore attraverso secoli di emozioni.
· Musica dal vivo (chitarra)
La chitarra accompagna la narrazione, creando paesaggi sonori che amplificano turbamento, commozione e intimità.
· Parallelismo tra epoche
La vicenda di Augusta del V secolo dialoga con quella dell’Augusta contemporanea, mettendo al centro il tema del cuore come organo fisico e simbolo universale.
· Temi attuali e profondi
Accoglienza, identità, confini, migrazione, eredità emotiva e appartenenza.
Una riflessione interiore e culturale che tocca corde antiche e contemporanee.
· Voce fuori campo
La storia di Ye è affidata a una voce registrata, interpretata da una donna di colore, che accompagna una delle parti più emozionanti dello spettacolo.
In Scena
Stefano Bonato
Chitarre
Claudio Tomaello
Attore