Road Movie Teatrale di Stefano Bonato
Regia diStefano Bonato & Stephen Trollip
Durata: 75 minuti
Blue Nik – Dopo il rumore
Un road movie teatrale che acconta il viaggio verso New Orleans per ritrovare, nella musica e nel gesto, un modo di stare nel presente.
Quando il mondo corre troppo veloce, Blue Nik sceglie di fermarsi ad ascoltare.
La strada non è più fuga, la chitarra non è più memoria: diventano presenza.
Strade, motel, incroci e bar dimenticati diventano tappe interiori.
La musica acustica e i suoni elettrici si intrecciano come due voci della stessa coscienza.
Blue Nik non racconta un arrivo, ma un cambiamento di postura.
Non una risposta, ma uno spazio dove respirare.
Non un ritorno al passato, ma un gesto antico che sostiene una mente moderna.
Uno spettacolo tra concerto e teatro,
dove il viaggio non è nei chilometri,
ma in quello che ti resta addosso.
Trama
Blue Nik è il viaggio di un uomo attraverso l’America, ma soprattutto dentro il proprio modo di stare al mondo.
Un viaggio che nasce nel rumore: quello delle strade, dei pensieri, delle immagini, delle domande che non si fermano mai. Un rumore che non è solo esterno, ma mentale, emotivo, esistenziale.
Nik parte senza una vera meta. Guida, attraversa paesaggi, motel, incroci, bar dimenticati, città che sembrano ferme nel tempo. Incontra la musica come presenza viva, non come colonna sonora: una chitarra, una voce, un gesto antico che prova a tenere insieme il corpo e la coscienza. Steve, la sua “coscienza musicale”, non è un compagno di viaggio ma una parte di sé, quella che osserva, ascolta, mette in risonanza ciò che accade.
Man mano che il viaggio procede, qualcosa cambia.
La strada smette di essere fuga.
La musica smette di essere solo memoria.
Il corpo smette di essere trascinato e comincia a guidare.
Arrivare a New Orleans non significa trovare una risposta, ma uno spazio.
Uno spazio in cui nessuno ti aspetta, ma dove, se sei davvero presente, ti viene fatto posto.
Non perché sei arrivato.
Ma perché sei lì.
Blue Nik – Dopo il rumore, racconta proprio questo passaggio:
non quando il mondo smette di correre,
ma quando tu ricominci a sentire, nonostante la velocità.
È uno spettacolo dove strumenti antichi e suoni lenti attraversano una coscienza moderna, frammentata, in cerca di appoggio.
Un punto d’incontro tra passato e presente, tra gesto e pensiero, tra strada e silenzio.
Blue Nik non è un racconto di fuga.
È un’esperienza di presenza.
Un’ora in cui la musica diventa ancora,
la strada diventa ascolto,
e il viaggio smette di essere una corsa
per diventare un modo di stare.
Linguaggio visivo e musicale
Le immagini di Blue Nik non illustrano la storia.
Sono un paesaggio emotivo, una geografia interiore che affiora come una terza voce scenica.
I filmati — realizzati da Stephen Trollip — nascono dallo stesso viaggio da cui nasce la musica, ma non si limitano alle riprese dal parabrezza.
Accanto agli scorci di strada compaiono visioni simboliche, dettagli improvvisi, motel dimenticati, cartelli consumati dal tempo, deserti che respirano, frammenti che emergono e svaniscono come ricordi.
Sono immagini che non spiegano, ma suggeriscono; non dicono dove ci si trova, ma come ci si sente.
Entrano ed escono dal racconto come intuizioni, lampi, scosse emotive.
In questo modo, il viaggio diventa immagine, e l’immagine diventa emozione.
La musica, come le proiezioni, non accompagna.
Ogni brano è un luogo, un incontro, una svolta del cammino.
Il tessuto sonoro attraversa il folk revival, il blues rurale, le ballate tradizionali, suggestioni indie-folk originali e un’eco americana più ruvida, in stile garage.
Suono e visione si intrecciano: la musica accende lo spazio, le immagini lo feriscono o lo illuminano, la parola lo attraversa.
È da questo incontro che nasce la forma specifica di Blue Nik: un road movie teatrale, un viaggio in cui ciò che si vede, ciò che si ascolta e ciò che si sente diventano un’unica esperienza.
Valore culturale e artistico
Blue Nik nasce come un viaggio tra musica, parola e immagine per indagare il rapporto tra gesto antico e coscienza moderna, tra lentezza e velocità, tra corpo e pensiero.
È un omaggio:
· alla musica come spazio di presenza, prima ancora che come linguaggio artistico
· al viaggio come trasformazione interiore, non come semplice spostamento geografico
· alle storie che abitano i margini, dove il tempo sembra fermarsi e tutto diventa essenziale
· alla tradizione orale che unisce letteratura, cinema e musica dal vivo in un unico gesto narrativo
· alla frontiera come luogo esistenziale, dove non si arriva per conquistare, ma per ascoltare
La parola, il suono e l’immagine costruiscono una geografia emotiva che attraversa l’America profonda non come territorio, ma come stato dell’anima.
Un’America fatta di silenzi, di strade secondarie, di gesti lenti, dove il passato non è memoria, ma ancora capace di sostenere il presente.
Dove e Perché
Lo spettacolo è pensato per:
· festival letterari e musicali
· rassegne culturali
· teatri e auditorium
· eventi dedicati al folk, al blues e alla narrazione
· contesti che cercano un dialogo tra musica dal vivo e immagini
In Scena
Stefano Bonato
Chitarre - Voce
Stephen Trollip
Chitarre - Sax - Voce